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"Flip"
suona da far usare la parola jazz senza ulteriori aggettivi e
apposizioni: forte il suo legame con i grandi della tromba che hanno
caratterizzato gli
anni Cinquanta e Sessanta, a cominciare da Clifford
Brown, Miles Davis, Kenny Dorham. Ma questa caratterizzazione non gli
impedisce di essere elemento di spicco dell?cattuale scena creativa, in
particolare sotto l' ala protettiva del grande leader e "padre
spirituale" William Parker.
Notevole la sua partecipazione in sala d' incisione in quel "O'Neal's
Porch", lavoro in quartetto con Rob Brown al sax contralto e Matthew
Shipp al pianoforte: l' estrema semplicità del materiale di base sul
quale viene edificata la musica? Temi brevi, chiari, melodie esposte
all' unisono, che a volte ricordano quelle dei Jazz Messengers di Art
Blakey e la capacità di esplorarne ogni potenzialità grazie a un
movimento interno continuo, vedono in prima linea la tromba di Barnes
nel fornire un apporto decisivo alla riuscita di un disco che ha
suscitato l' entusiasmo della critica e del pubblico.
Oltre alla collaborazione con Parker, il nostro può annoverare presenza
in formazioni come il grande ensemble Burnt Sugar, nei gruppi del
saxofonista Jemeel Moondoc, del chitarrista Jean-Paul Bourelly, della
cantante Norah Jones e in numerosissimi altri progetti musicali: senza
dimenticare la scrittura e l' esecuzione di colonne sonore. |